Un po' di storia
Dalla cerimonia del tè alla produzione di massa
La parola RAKU significa ‘gioire il giorno’, vivere in armonia con la creazione.
Probabilmente deriva da RIKYU, nome di un Maestro della cerimonia del tè, vissuto in Giappone nel XVI secolo.
La cerimonia del tè, legata alla filosofia Zen e al Buddismo, si diffuse prima dentro ai monasteri, poi fra le classi sociali più elevate, nobili, militari e mercanti, diventando talmente importante da influenzare la ceramica giapponese e il Raku.
Il rito richiedeva alcuni accessori fondamentali: le ciotole/tazze, i contenitori per l’acqua e quelli per le foglie di tè, i vasi da fiori sul modello ikebana.
All’inizio tali oggetti erano acquistati dai monasteri presso famosi vasai, incaricati di creare oggetti con le caratteristiche estetiche dettate dai Maestri di cerimonia.
Poi, quando la cerimonia iniziò a diffondersi, la richiesta di tazze e accessori cominciò ad aumentare: la domanda di mercato superò l'offerta!
A questo punto, per caso, venne messa a punto una tecnica per velocizzare il processo produttivo.
Scrive Nino Caruso nel suo libro, CERAMICA RAKU,Hoepli 20023:
"Sembra che la caratteristica della tecnica Raku (estrarre i pezzi incandescenti dal forno con le pinze) sia dovuta a un ceramista del XVI secolo della città santa di Kyoto, incaricato di produrre ciotole.
Egli fabbricava da sempre tegole ed elementi decorativi architettonici.
Ebbene, con le stesse tecnologie incominciò a produrre ciotole.
Usò l'argilla da tegole, ricca di sabbia silicea a quindi refrattaria, ma anziché ricorrere al forno a più camere (noborigama), che richiedeva numerosi giorni per carica, cottura e raffreddamento, costruì un piccolo forno che gli consentì una cottura rapida.
Un giorno, crescendo la richiesta del mercato, incominciò a estrarre le ciotole ancora calde dal forno, servendosi di pinze di ferro.
Nacque cosi, per caso, la tecnica Raku.
Nel corso dei secoli il Raku è stato considerato un modo nuovo di fare ceramica a bassa temperatura, con smalti a base di piombo.
In Giappone ci sono due tipi di Raku tradizionale: il tipo rosso e quello nero.
Per realizzare questo tipo di ceramica Raku il corpo argilloso deve
essere molto refrattario e consentire all'oggetto di resistere agli sbalzi di
temperatura a cui è sottoposto durante il processo di cottura e immediato raffreddamento.”
Dal Giappone del XVI secolo all'Occidente
Il raku che conosciamo oggi deriva alcuni aspetti fondamentali dal Giappone, ma in realtà è frutto di una lunga sperimentazione di ceramisti occidentali, che affinarono la tecnica in Europa, Stati Uniti e Australia durante tutto il '900.
Il primo ceramista ad esportare le conoscenze tecniche sul raku nel nostro continente fu Bernard Leach, che aveva vissuto a lungo in Cina e Giappone e aveva descritto tutto in un suo famoso libro.
Appassionando generazioni di ceramisti Dagli anni '60, il Raku è diventato una tecnica ceramica innovativa, libera e sempre in fieri.
Anche se alcuni aspetti, come la riduzione e affumicamento sono state 'inventate' in Europa, la tecnica conserva ancora molto dello spirito creativo originario:
"Fare ceramica, in questo modo, è una scelta di vita. Si conquista una gioia di vivere, a contatto con le cose belle, in pace e fraternità: è questo sostanzialmente il significato che ha il simbolo del Raku e della filosofia Zen." (N. Caruso, Ceramica Raku).